sto blog aspett a te!
La tecarterapia
Il suo impegno diventa fondamentale nelle terapie riabilitative per il recupero di distorsioni, lesioni tendinee, tendiniti borsiti, esiti di traumi ossei e legamentosi, distrazioni osteoarticolari acute e recidivanti, artralgie croniche di varia eziologia, come indubbia è la sua utilità anche nella cura delle diverse forme di osteoporosi e nei programmi riabilitativi post chirurgici, in particolare dopo interventi di artroprotesi.
Tecarterapia a Roma
venerdì 23 aprile 2010
EquiLibrismi - Chi trova un amico trova un libro?
Non lo faccio più. Il motivo non lo so, e neanche quando ho smesso, esattamente, di farlo. Però, ora che penso agli equilibri e alla lettura, mi viene in mente che spesso mi è stato "rimproverato" di camminare distrattamente, col naso infilato in un libro.
Per anni me ne sono andata, incoscientemente in giro senza guardare dove mettevo i piedi. Totalmente rapita.
Forse perché crescendo ho imparato a godermi anche i particolari delle strade che percorro.
Ma d'altronde, non ricordo neanche come e perché mi abbia presa questa passione. Ricordo mia madre che mi portava in biblioteca a scegliere dei libri, che mi leggeva la sera. Questo fino a quando non ho iniziato la scuola. Allora non me li ha più letti, e di questo devo dirle grazie, perché mi ha spinto a leggere da sola. Con tutte le difficoltà del caso. Innanzitutto perché il libro scelto, una raccolta di fiabe dei Fratelli Grimm, era enorme e rigido. Poi perché se hai appena iniziato a leggere, non è che tu conosca proprio tutte le parole. Così le sottolineavo e poi le cercavo sul dizionario con mia madre. Seconda cosa di cui devo esserle grata. Per me il vocabolario è un utile amico, da sempre. Non comprendevo le ore in cui una professoressa di italiano, alle medie, pretendeva di insegnarci l'utilizzo del vocabolario. Per me era naturale. Mah!
In casa mia i libri hanno iniziato ad entrare con me. Che io ricordi, a parte i libri di meccanica di mio padre e quelli di anatomia di mia madre, c'erano solo altri 2 libri in casa. Di cui uno era "Jukebox all'idrogeno", di Ginsben Allen. Ammetto di non averlo ancora letto.
Per me leggere era naturale. Ci passavo le ore tra le pagine. Era inconcepibile sentire altri genitori imporre un certo numero di pagine da leggere al giorno.
Però, dei miei primi approcci alla lettura, ricordo solo i Fratelli Grimm. Poi il salto è fino all'epifania della terza elementare, quando la Befana lasciò nella calza "La storia Infinita". Per me quello è il mio primo, vero, libro. Poi venne "Il Mago di Oz" e poi una lunga serie di Jules Verne. E di seguito una sfilza intera di libri, di ogni tipo, dalla letteratura per ragazzi alla letteratura "classica".Ricordo ancora la mia maestra delle elementari che sgridava mia madre perché: "La storia Infinita" non è un libro per bambini. Motivo? era un tomo troppo grosso. Non ha mai saputo che nell'estate tra la licenza elementare e la prima media lessi "Il Gattopardo" e "I Malavoglia"... chissà, avrebbe chiamato i servizi sociali?
In prima superiore mi innamorai dell'obiettore di coscienza che lavorava nella biblioteca della scuola. Alla fine leggevo circa 3 libri a settimana. E li leggevo sul serio, perché poi ne parlavamo, mi dava consigli. Così ho scoperto "Cent'anni di solitudine", che resta ancora uno dei miei libri preferiti.
Proprio non so quando ho smesso di camminare leggendo, né perché ho questa immensa fame di parole e pensieri. Ma in questi anni mi sono sempre circondata di persone con la mia stessa passione. Ognuno mi ha dato un consiglio, mi ha lasciato la passione per un autore, per un genere.
C'è chi mi ha "donato" il surrealismo sudamericano, chi mi ha portato la poesia di Neruda, chi mi ha convinto con Coe, chi con un nikname mi ha fatto conoscere Murakami Haruki. Ogni volta che leggo o rileggo quei libri, sono con degli amici.
giovedì 22 aprile 2010
3 is a magic number
All’inizio degli anni novanta, gli attori Johnny Depp e Winona Ryder avevano deciso di sposarsi. Johnny si era fatto tatuare le parole “Winona forever”. Quando hanno rotto, ha fatto cambiare la scritta in “wino forever” (ubriaco per sempre). Se nei prossimi giorni anche tu dovrai modificare un tatuaggio o trasformare un messaggio, ti consiglio di scegliere qualcosa di più positivo come “winner forever” (vincitore per sempre).
Bilancia, oroscopo de "L'Internazionale", dal 23 al 29 aprile
"MA DOVESSÈI?! DOVESSÈI?!". È esattamente per queste paroline urlate da Teresa Mannino, in un siciliano fin troppo caricaturizzato, che odio lo spot "3 Grande Cinema". Ovvia conseguenza di questo odio è il mio continuo inveire ad ogni passaggio televisivo della suddetta réclame.
Qualche sera fa sono stata al cinema con il mio ragazzo a vedere "L'uomo nell'ombra" di Roman Polanski. In bella mostra, alla biglietteria, giacevano i dépliant dell'offerta "3 Grande Cinema". Li ho guardati quasi sdegnata, invece il mio ragazzo ne ha preso uno ed ha anche chiesto informazioni alla bigliettaia simpatica*.
Stamattina sono uscita per una commissione e prima di rientrare in casa ho controllato la cassetta postale**. Così, en passant. Fatto sta che spulciando le varie missive, ne ho trovata una indirizzata a me.
Se state pensando che la busta che al momento si trova alla sinistra del mio Mac reca sul dorso la scritta "3 Grande Cinema" e l'immagine di una poltrona in prima fila agghindata a trono regale, be'... avete fatto centro. Mi è stata inviata una Gold card che ho appena attivato, ovviamente tra gli "insulti" della mia coinquilina e del mio ragazzo (che tra l'altro avrebbe diritto tipo ad una decina di Gold card in oro massiccio visto quello che spende in telefonate, etc.). In pratica la 3 mi paga un biglietto a settimana, nei cinema convenzionati, fino a dicembre 2010. Prometto che non sfrutterò la gratuità per andare a vedere film spazzatura***.
* È simpatica solo perché quella sera io avevo una gran fame e lei ci ha indicato la strada per un ristorantino carinissimo, tale "Baci da Fano". Se avete la sfortuna di capitare in queste lande deserte, fateci un salto.
** Dovete sapere che è usanza prettamente urbinate, lasciare la posta sulle cassette postali. Un simpatico elemento di rottura, dal banale e scontato inserimento, che ogni volta ti costringe a raccogliere: lettere, giornali, fatture, etc. di gente sconosciuta per scovare le tue. A quanto pare i postini sono gli unici a non sapere che Urbino è ventosa. Lo diceva anche Giovanni Pascoli cazzo!
*** Tipo quelli tratti dai "romanzi" di Moccia o le varie saghe dei ciucciasangue, o ancora i vari "sforzi" cinematografici italo-hollywoodiani di Muccino e tanti altri.
EquiLibrismi - Odori
Se non hai il posto a sedere si tratta di barcamenarsi con una mano al libro e l'altra saldamente attaccata al palo, per evitare di cadere nelle frequenti frenate e tra gli spintoni di chi passa. Poi c'è l'equilibrio mentale. Bisogna sapersi isolare dal mondo circostante, dal rumore dei clacson, il chiacchiericcio di sottofondo, la musica degli altri (c'è chi ancora non ha imparato l'uso delle cuffie e chi le usa, ma sono praticamente degli altoparlanti). E dagli odori. Perché non è raro, soprattutto in autobus, ritrovarsi nel mezzo di una curiosa nuvola olfattiva.
Da una parte persone non edotte all'uso di acqua e sapone (e qui parlo di etnie ed estrazioni sociali varie…. non fidatevi dello sgargiante rossetto che sfoggia la signora, o del costoso borsello in grembo al signore seduto davanti a voi… nascondono ben altro, lo scoprirete presto, a spese del vostro naso), poi ci sono quelli che credono di poter sopperire a questa loro ignoranza con l'uso abbondante di deodoranti (per di più di scarsa qualità).
Poi c'è chi fa uno smodato uso di profumi di bassissima lega, o chi si fa il bagno in Chanel n°5. Roba da voltastomaco.
Ogni tanto capita anche che le vostre narici vengano sottilmente stuzzicate dall'odore del panino alla cioccolata che mangia il bimbo seduto accanto, o dal pane appena sfornato che giace nella busta della spesa della simpatica vecchietta a cui hai ceduto il posto.
Ecco, a me piacciono molto anche i libri che parlano di odori e cucina. "Dolce come il cioccolato" di Laura Esquivel, è uno di quelli che mi ha fatto sentire, assaporare le parole, mentre le leggevo.
"L'odore del Mondo", di Radhika Jha ha lo stesso potere evocativo. Ti ritrovi, tra una pagina e l'altra, immerso dall'odore delle spezie, dal sapore dei piatti che descrive.
Ora, sul mio comodino, in attesa di lettura c'è "La maga delle spezie" di Chitra Banerjee Divakaruni.
Ovviamente, mentre il vostro naso è affondato nel libro e negli odori, se avete ben isolato la vostra mente, non otterrete il risultato finale di tutto questo equilibrismo…. scendere alla fermata giusta!
mercoledì 21 aprile 2010
Sto leggendo: "Neppure un rigo in cronaca" di Gino&Michele. è un periodo così, ho bisogno di libri che facciano piangere. Struggenti o divertenti. Per questa volta la decisione ha voluto che siano le risate a provocare le lacrime.
Mentre leggevo questo libro, che è la descrizione della periferia milanese, fine anni '50, tra primi grandi show televisivi e le prime fiat cinquecento, raccontate con gli occhi di due bambini, mi ha colpita una frase:
Gli adulti non sanno quanto può amare un bambino. Se lo sono dimenticati, se ne sono dimenticati apposta. Altrimenti non si spiegherebbe come mai tutto l'amore che viene dopo è così limitato.Ecco. Trovare una frase del genere, in un libro di questo genere ti coglie impreparata. Un pò te lo chiedi... ma com'erano le cotte di quando ero piccola. Un pò mi chiedo anche che fine abbia fatto quel ragazzino, quello della mia prima cotta. Paolo, si chiamava. Paolo e Francesca, molto dantesco, e intanto l'autobus passa davanti a Ponte Milvio (e ti domandi, ma è romantico da quando Moccia s'è inventato i lucchetti, o era romantico da prima e Moccia lo ha lucchettato?)
E poi ti chiedi, se è vero che l'amore adulto (posso ormai considerarmi in quella fase, no?) sia effettivamente limitato.La risposta è semplice, E' lì in un angolo del cervello, neanche troppo nascosta. E' semplice: sì. E' limitato. Perché non lo sai cos'è. Non sai se a volte l'amore è prendere armi e bagagli e uscire da quella storia, perché fa solo troppo male. Se è resistere, nonostante tutto. E' limitato, perché non lo sai vivere.Io sto qui, guardo l'orizzonte, e attendo la mia risposta, quella illimitata, quella dell'amore bambino.
martedì 20 aprile 2010
EquiLibrismi
Io leggo in piedi. Perché nell'ora in cui mamme portano i figli a scuola, uomini vanno indaffaratamente al lavoro, giovani donne masticano il chewin gum e donne meno giovani si ripassano il rossetto sulle labbra, non è facile trovare un posto in cui sedersi.
Viaggio in piedi, con un ingombrate zaino in spalla o tra i piedi e scarpe col tacco.
Sto lì, con un libro in mano, l'altra mano stretta a un palo o ad un sedile, nelle orecchie le cuffie, che mi isolano dalle news sulla domestica filippina della signora seduta accanto a me, o dagli improperi che il vecchio uomo di mondo sibila al telefono al suo sottoposto in ufficio.
Leggo, con in testa il percorso che sta facendo il bus, pronta a chiudere il libro e aggrapparmi con tutt'e due le mani, nei punti in cui ci sono curve che potrebbero portarmi a essere scaraventata sul bus accanto, se non mi tengo saldamente.
Certo, questo non ti salva se quel giorno a guidare l'ingombrante veicolo rosso non c'è un semplice autista Atac, ma uno dei vari piloti di formula uno.
Così, nei momenti in cui motivi di equilibrio precario, mi costringono a chiudere il libro, mentre canticchio la canzone che l'ipod mi propone in quel momento, penso a citazioni di altri libri. O ai prossimi libri che voglio comprare, o agli autori che mi dovrei decidere a iniziare a leggere.
Così ho pensato: inauguro sul mio anonimo blog un'inutile rubrichétta. EquiLibrismi: la mia wish list. Citazioni. Libri che amo. E consigli raccolti in giro.
Vorrei farne una cosa giornaliera. Vediamo se sarò abbastanza costante.
Primo EquiLibrismo:








