venerdì 23 aprile 2010

EquiLibrismi - Chi trova un amico trova un libro?

Coloro che leggono molti libri sono come i masticatori d'hashish:


vivono in un sogno, e il veleno sottile che penetra nei loro cervelli
li rende insensibili al mondo reale.
Verrà il giorno che saremo tutti bibliotecari,
e allora sarà finita per noi.


Anatole France, La vita letteraria

Non lo faccio più. Il motivo non lo so, e neanche quando ho smesso, esattamente, di farlo. Però, ora che penso agli equilibri e alla lettura, mi viene in mente che spesso mi è stato "rimproverato" di camminare distrattamente, col naso infilato in un libro.

Per anni me ne sono andata, incoscientemente in giro senza guardare dove mettevo i piedi. Totalmente rapita.
Forse perché crescendo ho imparato a godermi anche i particolari delle strade che percorro.
Ma d'altronde, non ricordo neanche come e perché mi abbia presa questa passione. Ricordo mia madre che mi portava in biblioteca a scegliere dei libri, che mi leggeva la sera. Questo fino a quando non ho iniziato la scuola. Allora non me li ha più letti, e di questo devo dirle grazie, perché mi ha spinto a leggere da sola. Con tutte le difficoltà del caso. Innanzitutto perché il libro scelto, una raccolta di fiabe dei Fratelli Grimm, era enorme e rigido. Poi perché se hai appena iniziato a leggere, non è che tu conosca proprio tutte le parole. Così le sottolineavo e poi le cercavo sul dizionario con mia madre. Seconda cosa di cui devo esserle grata. Per me il vocabolario è un utile amico, da sempre. Non comprendevo le ore in cui una professoressa di italiano, alle medie, pretendeva di insegnarci l'utilizzo del vocabolario. Per me era naturale. Mah!
In casa mia i libri hanno iniziato ad entrare con me. Che io ricordi, a parte i libri di meccanica di mio padre e quelli di anatomia di mia madre, c'erano solo altri 2 libri in casa. Di cui uno era "Jukebox all'idrogeno", di Ginsben Allen. Ammetto di non averlo ancora letto.
Per me leggere era naturale. Ci passavo le ore tra le pagine. Era inconcepibile sentire altri genitori imporre un certo numero di pagine da leggere al giorno.
Però, dei miei primi approcci alla lettura, ricordo solo i Fratelli Grimm. Poi il salto è fino all'epifania della terza elementare, quando la Befana lasciò nella calza "La storia Infinita". Per me quello è il mio primo, vero, libro. Poi venne "Il Mago di Oz" e poi una lunga serie di Jules Verne. E di seguito una sfilza intera di libri, di ogni tipo, dalla letteratura per ragazzi alla letteratura "classica".Ricordo ancora la mia maestra delle elementari che sgridava mia madre perché: "La storia Infinita" non è un libro per bambini. Motivo? era un tomo troppo grosso. Non ha mai saputo che nell'estate tra la licenza elementare e la prima media lessi "Il Gattopardo" e "I Malavoglia"... chissà, avrebbe chiamato i servizi sociali?
In prima superiore mi innamorai dell'obiettore di coscienza che lavorava nella biblioteca della scuola. Alla fine leggevo circa 3 libri a settimana. E li leggevo sul serio, perché poi ne parlavamo, mi dava consigli. Così ho scoperto "Cent'anni di solitudine", che resta ancora uno dei miei libri preferiti.
Proprio non so quando ho smesso di camminare leggendo, né perché ho questa immensa fame di parole e pensieri. Ma in questi anni mi sono sempre circondata di persone con la mia stessa passione. Ognuno mi ha dato un consiglio, mi ha lasciato la passione per un autore, per un genere.
C'è chi mi ha "donato" il surrealismo sudamericano, chi mi ha portato la poesia di Neruda, chi mi ha convinto con Coe, chi con un nikname mi ha fatto conoscere Murakami Haruki. Ogni volta che leggo o rileggo quei libri, sono con degli amici.

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